CONTRIBUTO “APPUNTI PER LA DISCUSSIONE”

Nell’ambito del dibattito sviluppatosi nell’assemblea di organizzazione della CUB è stata posta da alcuni compagni la necessità di allargare le relazioni internazionali – ora formalizzate nell’adesione alla Rete Sindacale Internazionale di Solidarietà e Lotta – anche ad altre realtà che si pongono sul terreno dei principi della lotta di classe, come la FSM che vede al proprio interno operare combattive organizzazioni sindacali come il PAME, sindacato greco che ha animato e tutt’ora promuove grandi lotte le lotte dei lavoratori e dei proletari contro le politiche di austerità imposte dalla troika e supinamente accettate dal governo Tsipras.

Già nel corso del dibattito assembleare erano emerse posizioni critiche su tale prospettiva, con accenni a possibili rischi di contaminazioni con sindacati legati a formazioni politiche di impronta stalinista. Posizioni poi riprese e articolate nel documento a firma Capello/Scarinzi/Strumia che enuncia con estrema chiarezza la necessità di salvaguardare l’indipendenza della CUB da partiti e sindacati di stato, posto che nella FSM risultano affiliati anche sindacati, come quelli presenti in  Cina e della Corea del Nord, che addirittura sarebbero complici di azioni repressive violente delle lotte spontanee dei lavoratori da parte di questi governi, peraltro definiti regimi capitalistici. Sulla base di tali considerazioni l’ipotesi di una adesione della CUB alla FSM viene definita bizzarra.

Nel documento viene lanciata la proposta di coinvolgere una “rete di ricercatori” che sia in grado di fornire una valutazione scientificamente fondata della situazione.

Ogni approfondimento e sviluppo del dibattito non può che vederci d’accordo, purché l’individuazione di questi “esperti” sia concordata e non imposta dall’alto e tenga conto della presenza nel dibattito in corso di posizioni diverse. Ma in attesa di questi approfondimenti proponiamo anche noi alcuni brevi spunti di riflessione che non hanno alcuna pretesa di essere definitivi ed esaurienti né di detenere il monopolio della verità. Anzi, proprio perchè nessuno può vantare di aver verificato in loco l’azione sindacale in questi paesi, sarebbe onesto ammettere che tutti prendono spunti da fonti informative indirette su cui elaborare le diverse analisi. 

Il primo argomento sollevato nel documento è quello dell’indipendenza dai partiti. Indubbiamente il sindacato, per ruolo e finalità, deve essere indipendente dagli organismi politici, ma bisogna allo stesso tempo ammettere che nei sindacati in genere, anche nel nostro, operano quadri e lavoratori legati a precisi orientamenti teorici e politici che più o meno consapevolmente ne possono influenzare gli indirizzi e le modalità organizzative.

Pertanto la tesi emersa in più occasioni secondo cui la FSM subisce una forte influenza da parte dei quadri sindacali legati a partiti comunisti di matrice marxista leninista di ispirazione “ortodossa”, dovrebbe essere accompagnata da analoghe considerazioni per quanto riguarda la Rete: non è un mistero che nel sindacato francese SUD e nel sindacato brasiliano CONLUTAS sono massicciamente presenti forze politiche di ispirazione trotzkista (rispettivamente LCR e PSTU), come nella CGT spagnola esercitano grande influenza componenti legate alla matrice storica anarchica. In Italia poi vi sono sigle sindacali che hanno aderito alla rete firmatarie dell’accordo del 10/1/2014 sulla rappresentanza (Sial Cobas; Orsa).

Il secondo elemento di criticità evidenziato in assemblea e poi diffusamente nel documento di Scarinzi è la presenza nella FSM di veri e propri sindacati di stato.

Per noi la rivendicazione dell’indipendenza dai partiti rappresenta un caposaldo fondante della CUB ma, ribadiamo, ritenere che tale separazione di ruoli venga praticata coerentemente solo dalla Rete imputando invece ad alcuni sindacati aderenti alla FSM una mera funzione di cinghia di trasmissione dei partiti al potere nei paesi “socialisti” non appare approccio oggettivo né tanto meno “scientifico”.

Infatti la realtà politica/sociale dei paesi citati specificatamente nel documento (Cina e Corea) o in quelli di analogo orientamento socialista (Venezuela, Cuba ecc.) è molto complessa ed è difficile orientarsi tra le notizie diffuse sulla situazione sindacale e sulle condizioni concrete dei lavoratori. Allora chiediamo: quali devono essere i criteri per giudicare se sono credibili le fonti che descrivono una realtà di sfruttamento selvaggio dei lavoratori, privi dei più elementari diritti del lavoro, sociali e civili, e non le fonti che descrivono un tasso di alfabetizzazione più alto che in occidente, trasporti e servizi educativi gratuiti, trattamenti salariali superiori a molti paesi capitalisti della comunità europea ?

Anche la notizia, riportata nel documento, di “migliaia di scioperi” spontanei  repressi dal governo cinese con la complicità del sindacato viene diffusa dall’opposizione cosiddetta democratica e dalle agenzie di stampa legate all’imperialismo americano. Non dovrebbe essere attentamente verificata anche con riguardo all’ampiezza delle mobilitazioni operaie ed al ruolo che in esse svolge effettivamente il sindacato ? Alcune indagini, ad esempio, rimandano una immagine del sindacato cinese ACFTU –  certamente diverso dal modello occidentale – dedito molto più di quanto rivelino le fonti occidentali alla difesa dei lavoratori e molto attivo anche nelle lotte e negli scioperi contro le imprese straniere, ottenendo anche risultati positivi per oltre 300 milioni di lavoratori come i recenti massicci aumenti salariali, la nuova legislazione sul lavoro, la riduzione dell’imposizione fiscale.

Molta attenzione critica dovrebbe essere posta anche alle notizie diffuse dalle ONG (in particolare China Labour Bulletin che ha sede ad Hong Kong) la cui attendibilità, alla luce della loro presenza attiva nelle “rivoluzioni colorate” che periodicamente spuntano in vari paesi (Ucraina, Venezuela, e, guarda caso, la stessa Hong Kong), lasciano molti dubbi. Così come andrebbero valutate le strategie dei sindacati aderenti alla FSM di questi paesi anche tenendo conto del contesto geopolitico che vede questi stati sotto attacco da parte dell’imperialismo americano (embarghi, sanzioni economiche e vere e proprie aggressioni militari come in Siria). 

Evidentemente lo scopi di queste semplici riflessioni non è quello di sostenere che in questi paesi la classe operaia sia in paradiso o che siano scomparse le classi. Molti sono gli errori, gli arretramenti, le contraddizioni e le difficoltà, ma ci sembra errato annoverare “tout court” tra gli “avversari di classe” questi  tentativi di costruzione di una società improntata ai principi del socialismo.

Lo scopo è quello di evidenziare che alla FSM aderiscono sindacati che operano in diversi contesti, pertanto non se ne può dare un giudizio univoco e che comunque, a nostro avviso, agisce nel complesso in base ad un inconfutabile orientamento di classe e internazionalista, come tali degni interlocutori per un allargamento delle relazioni internazionali della CUB.

Antonio Ferrari

Pino Jursich

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