IL CINISMO DEI RICCHI NON HA LIMITI!

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Il piano anti-crisi di Fca

“Sacrifici per i lavoratori”.

L’amministratore delegato di Fca, Michael Manley  in una lettera inviata ai propri dipendenti scrive: “Nell’affrontare l’attuale crisi legata al corona-virus Fca continua “a pianificare per essere pronti nel momento in cui usciremo da questa crisi e, a questo fine, stiamo implementando numerose misure a tutela della nostra azienda in questo periodo”, “Chiediamo ai nostri dipendi partecipare a questo sacrificio comune accettando un ridimensionamento temporaneo del 20% dello stipendio”

Quale prevenzione migliore, se non quella di chiudere tutti i settori non essenziali? Questo però porterebbe a un arresto “drammatico” dei profitti dei padroni e allora va bene, state a casa, ma non gli operai e le operaie.

Le leggi sicurezza e tutti gli altri provvedimenti apertamente anti-operai e repressivi,  emanati dai vari governi che si sono succeduti, e gli accordi e contratti, siglati con CGIL,CISL,UIL, sono uno strumento organizzato per rafforzare la retorica bipartisan per cui “prima di tutto deve girare l’economia”, cioè i padroni devono continuare a fare profitti, poi viene il resto. 

Ricordiamo che:

Fiat Chrysler Automobiles chiude un anno “storico”, come lo definisce il suo ceo Mike Manley. In particolare, Fca vede l’utile dei tre mesi aumentare del 35% a 1,578 miliardi di euro, con ricavi in crescita dell’1% a 29,643 miliardi. “Il 2019 è stato un anno molto importante per Fca, abbiamo raggiunto forti risultati finanziari.

Partiamo da quanto mette in tasca il ceo, Mike Manley. Nel 2019, il manager ha ricevuto una remunerazione complessiva di 13,28 milioni di euro. A Manley sono stati destinati, poi, 30mila euro di fringe benefit e stock grant che fanno parte del piano di incentivazione per circa 10 milioni di euro e 1,8 milioni relativi ai benefit pensionistici.

Cifre inferiori ma importanti, sono quelle destinate al presidente di Fca, John Elkann, che nel 2019 ha guadagnato 3,85 milioni di euro. 

Mentre per i lavoratori si elargiscono briciole per premio e salari dimezzati da anni di cassa integrazione.

Se guardiamo meglio la situazione vediamo che la gran parte degli stabilimenti italiani lavora a ritmo ridotto. A Pomigliano, nonostante il successo Panda e i ritmi forsennati sulle linee di montaggio, da dieci anni e oltre lavorano meno della metà degli occupati e gli operai hanno perso una montagna di soldi per gli ammortizzatori sociali. La situazione è più o meno simile per Cassino e Melfi. Per Mirafiori è anche peggiore.

E’ovvio che per raggiungere profitti così alti con una produzione bassa significa che a pagarne le spese sono, i lavoratori, lo stato, e di conseguenza il popolo italiano, perchè non solo i lavoratori si sono visti ridurre diritti e salari negli ultimi 20 anni grazie alla subalternità dei sindacati confederali, non solo hanno subito e continuano a subire decenni di cassa integrazione con ulteriore perdita di salario, grazie alla “truffa” di falsi piani industriali, con l’obbiettivo di piena occupazione e crescita produttiva, mai realizzati, la ciliegina è stata quella concessa dal PD di Renzi con il furto dell’azienda storicamente Italiana, e di conseguenza lo spostamento della sede legale e fiscale.

Basti pensare che a pochi chilometri dal centro di Amsterdam, negli uffici di un’azienda specializzata nella domiciliazione di società, hanno sede Fca ed Exor, la cassaforte di Casa Agnelli, e di recente pure Mediaforeurope, la nuova Mediaset europea che ha sede legale ad Amsterdam pur continuando a mantenere quelle fiscali di Mediaset e della controllante Fininvest in Italia.

Quindi prende soldi dall’italia attraverso incentivi e ammortizzatori e paga le tasse dimezzate in Olanda, e nel caso di controversie con il fisco per il recesso, si annulla il dovuto, come è accaduto.

  Il Fisco accusava Fca di aver sottostimato Chrysler per 5,1 miliardi di euro il valore di Chrysler al momento dell’acquisizione da parte dell’ex Fiat Spa nel 2014. Alla fine l’accordo è arrivato su un imponibile maggiore per 2,6 miliardi, che costa al gruppo circa 700 milioni di euro che risultano però già compensati attraverso perdite fiscali pregresse.

Il coronavirus oltre ad attentare la nostra salute, e non dimentichiamo che abbiamo dovuto fare sciopero per poter stare a casa e difenderci dal contagio, aggrava, questa sì, la nostra salute finanziaria. E questo signore pretende un ulteriore 20%,

Con la cassa integrazione la paga si riduce ben oltre il 20% per cui siamo noi che chiediamo a Lei e a tutti i suoi collaboratori di integrare il nostro salario al 100%, ci servirà per affrontare la pandemia con maggiore certezza permettendoci di poter sopravvivere, oltre  una riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario e rinunciare agli ammortizzatori social.

I lavoratori la salutano non da colleghi, come ama definirli, cosa che riteniamo irreale, ma da operai a datori di lavoro con interessi contrapposti e appartenenti a classi diverse.

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