COSTRUIAMO L’ALTERNATIVA UNITARIA DI CLASSE!

-A TUTTE LE AVANGUARDIE DI LOTTA.
-AI MILITANTI.
-AI LAVORATORI E ALLE LAVORATRICI DI TUTTI I SETTORI PUBBLICI E PRIVATI.
-ALLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI CONFLITTUALI.

La necessaria reazione allo stato delle cose va organizzata.

Di fronte alla gravissima crisi economica che segue quella sanitaria la prospettiva che il governo e l’opposizione hanno disegnato nel favorire la classe padronale con il sostegno dei sindacati confederali è evidente. Tutti sappiamo che ci sarà un attacco duro alle condizioni di vita a tutti lavoratori e anche al ceto medio proletarizzato, ma organizzare la risposta non può prescindere dal ruolo centrale che ha e deve avere la classe operaia nel conflitto tra capitale/lavoro.

L’unità di azione dei lavoratori e di un fronte sindacale di classe per essere pronti a respingere l’aggressione che si prospetta, deve partire dai luoghi di lavoro, dalle necessità immediate di costruire l’unità dei lavoratori, dalla consapevolezza di essere soggetti appartenenti alla stessa classe, di riconoscersi soggetti che insieme possono ribaltare i rapporti di forza e pretendere condizioni favorevoli a partire dai luoghi di lavoro dove si concentra maggiormente lo sfruttamento e la produzione della ricchezza.

Riconquistare con la lotta dignitosi CCNL nei vari settori, i diritti che sono stati negati o limitati, a partire dal decidere le rivendicazioni, gli obiettivi e i propri rappresentanti, nell’esercitare il pieno diritto di sciopero senza vincoli imposti da accordi voluti dai padroni e dagli apparati sindacali, al pretendere di rendere il lavoro meno gravoso con l’aumento delle pause, la riduzione strutturale dell’orario di lavoro, appropriandosi del tempo liberato dalla tecnologia, eliminazione del rischio alla fonte nelle criticità dei siti inquinanti che provocano malattie e morte, l’aumento del salario e nello stesso tempo contrastare il dilagare di straordinari e flessibilità oraria, che aumenta lo sfruttamento. Pretendere di ripristinare le mense e i servizi igienici che nel periodo della pandemia molte aziende hanno chiuso invece di adeguarle con le dovute sicurezze costringendo i lavoratori, con il ricatto occupazionale, a sottostare nelle condizioni di maggior sfruttamento. Serve in primo luogo denunciare il collaborazionismo dei sindacati concertativi che continuano a tradire una massa purtroppo ancora considerevole di lavoratori ma anche capire che -per quanto riguarda il sindacalismo di base – non è sufficiente inneggiare propagandisticamente all’unità di azione nelle piazze senza avere costruito nei luoghi di lavoro le condizioni di lotta e solidarietà di classe, inoltre senza avere chiarito le posizioni di organizzazioni sindacali che si definiscono “di base” ma nei luoghi di lavoro sottoscrivono accordi che vanno contro gli interessi dei lavoratori pur di garantire ai propri apparati sindacali di essere riconosciuti dalla controparte. Non determinando quindi l’unità dei lavoratori, nè tantomeno l’entità di classe ma un generico propagandismo che non porta ad una presa di coscienza dei lavoratori per poter andare oltre le rivendicazioni immediate e imporre con la lotta il cambiamento del sistema basato sul profitto.

I lavoratori devono riconoscersi ed essere protagonisti nella lotta, con obiettivi all’interno di un programma coerente per il cambiamento dello stato delle cose presente.

I contrasti all’interno dei luoghi di lavoro sulla contrattazione economica, normativa e sui diritti indispensabili, tra gli stessi sindacati “di base” che prospettano l’unità di azione, non trasmettono ai lavoratori coerenza e attenzione, anzi trasmettono confusione e delusione nel vedere che mentre a parole, a slogan, si rivendicano diritti ed emancipazione, nei fatti si firmano accordi che limitano il diritto di sciopero e spesso ci si accorda a firmare intese sottoscritte da sindacati collaborazionisti e concertativi che il giorno prima venivano contestati.

Come è possibile chiamare a iniziative di lotta i lavoratori, per servizi sociali pubblici e garantiti e poi firmare accordi che prevedono welfare privatizzato?

Chiamare alla lotta sulla riduzione dell’orario di lavoro e poi firmare accordi partoriti da padroni e confederali sulla flessibilità dell’orario e/o che introducono un sistema di incentivazione a lavorare di più ed essere pagato di meno?

Accordi nei quali, come nel trasporto e logistica, le ore di straordinario forfettizzate sono esenti dalla contribuzione ai fini pensionativi per i lavoratori?

Chiamare al diritto di sciopero e poi firmare accordi che ne limitano il diritto, che non è solo quello vergognoso del 10.01.2014 sul T.U. della rappresentanza ma, con la stessa valenza, anche quelli nei vari accordi di settore o di unità produttive.

Purtroppo le divisioni e l’incapacità di costruire percorsi unitari nel sindacato di base e conflittuale persistono e non incoraggiano le spinte, che pur si manifestano, dei lavoratori e delle lavoratrici a scendere in piazza nonostante i divieti e le restrizioni.

L’esito piuttosto scarso di proclamazioni di sciopero frammentati e divisi, contiene la mancanza di unità necessaria per dare forza alla resistenza che, in vari settori i lavoratori stanno conducendo. L’obiettivo è costruire l’unità dei lavoratori e delle lavoratrici sui comuni interessi di classe e questo richiede coraggio, responsabilità, soprattutto da parte dei dirigenti sindacali conflittuali e dalle avanguardie più coscienti, per abbattere gli ostacoli e compiere un passo in avanti.

Le mobilitazioni di piazza e le iniziative di lotta che si stanno manifestando sono un segnale certamente positivo ma richiedono una riflessione appropriata per incanalare il conflitto su un terreno di classe, spazzando via anche i tentativi strumentali di cavalcare il malessere dei proletari da organizzazioni destroidi e sostenitrici del potere padronale.

Una riflessione è obbligo fare: l’unità di azione è necessaria e proficua se si parte dall’unità dei lavoratori nei luoghi di lavoro con obiettivi chiari all’interno di un programma che possa rafforzare la coscienza di classe, dal protagonismo dei lavoratori e l’unità con tutti i settori proletari e dei ceti popolari che subiscono le politiche di austerità. I luoghi di lavoro sono il terreno dove si concentra il conflitto e dove l’unità dei lavoratori può avere un risultato reale, ciò può avvenire se i lavoratori sostenuti dalle proprie organizzazioni sindacali conflittuali sono protagonisti di un processo di unità e di decisioni

🔵LOTTA E UNITA’ DI CLASSE🔵

Occorre unire i militanti di tutte le organizzazioni del sindacalismo conflittuale per perseguire l’unità di tutti i lavoratori su un terreno di classe, unità d’azione sul piano della lotta in contrapposizione all’unità nazionale a cui si richiamano i sindacati collaborazionisti. Preparare ora, in ogni luogo di lavoro e nei territori, informazione, dibattitti e mobilitazioni senza fughe in avanti che coinvolgono l’insieme della classe lavoratrice di tutti i settori pubblici e privati, delle organizzazioni conflittuali, dei comitati e delle associazioni che credono in una alternativa di classe per organizzare le necessarie condizioni per una grande mobilitazione generale che mette al centro la necessità di cambiamento di questo sistema basato sul profitto e lo sfruttamento.

Le politiche decise da FMI, BCE, UE e applicata dai governi, hanno provocato privatizzazioni dei servizi, abbassamento delle tutele e limitazione dei diritti, enormi spese di denaro pubblico per foraggiare armi al servizio della NATO.

Abbiamo visto tutti l’inefficienza dei servizi pubblici a partire dalla sanità, ai trasporti, all’istruzione, nonostante i lavoratori e le lavoratrici di questi settori si sono sacrificati per contrastare la pandemia e salvare vite umane.

Abbiamo subito tutti nei luoghi di lavoro l’arrogante interesse dei padroni, produrre a tutti i costi anziché salvaguardare la salute. Abbiamo visto che i ricchi (i grandi della finanza e dei grossi gruppi industriali) sono diventati più ricchi nonostante la pandemia, mentre gran parte della popolazione precipita nella incertezza e povertà, vediamo già la corsa al business sui vaccini e le cure tempestive per chi ha a disposizione le risorse economiche, lasciando indietro gran parte della massa popolare. Punto centrale per ogni organizzazione, madre di tutte le lotte deve essere la mobilitazione contro le morti sul lavoro e per il lavoro.

🟠La salute e sicurezza devono essere tutelati in qualsiasi posto di lavoro. Eliminazione del rischio alla fonte nei siti inquinanti, riconversione produttiva e garanzia occupazionale.

🟠Servizio sanitario pubblico e gratuito, assunzione di personale e aumento salariale, presidi territoriali sanitari, anziché F35 e armi sofisticate utili a generare guerre, distruzioni e miseria per interi popoli.

🟠Riduzione dell’orario di lavoro per una piena occupazione, no ai licenziamenti, anche quelli mascherati.

🟠Aumenti salariali veri.

🟠Ripristino della democrazia nei luoghi di lavoro.

🟠Cassa integrazione unica e solo se necessaria pagata al 100% del salario per tutti i settori.

🟠Diritto all’abitazione per tutti.

🟠Vanno combattute con l’unità della classe le diversità generate per indebolirne la forza. Contrastare la logica che distingue i migranti dall’insieme dei lavoratori generando ricatti ulteriori di sfruttamento sul lavoro e la negazione dei diritti.

Come le discriminazioni sulla diversità di genere, che riversa sulle donne le conseguenze di una mentalità arcaica tutta interna al sistema capitalista.

Le condizioni a cui questo sistema ci ha portato non sono accettabili. Riprendiamoci ciò che è nostro. La ricchezza la produce chi lavora, i lavoratori sono essenziali, i padroni no. -AVANTI! COSTRUIAMO L’ALTERNATIVA UNITARIA DI CLASSE!

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